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La maggior parte dei ragazzi e ragazze tesserati presso la Sezione di Faenza non vedono un campo di calcio da parecchi mesi, quelli degli ultimi corsi non sono neanche arrivati ad esordire. È per questo motivo che le RTO, seppur a distanza, sono un eccellente modo per mantenere viva la passione arbitrale e continuare a sentirsi connessi alla Sezione. L’ultima, organizzata dal nostro arbitro di Serie D Francesco D’Eusanio, è stata particolarmente coinvolgente, in quanto ha affrontato tutti quei momenti precedenti l’entrata in campo inerenti alla preparazione della gara, ma non per questo meno importanti.

Francesco ha sottolineato due aspetti fondamentali che devono guidare ogni arbitro: l’impossibilità di commettere certi errori prima della partita, come il coordinamento con gli eventuali assistenti, l’organizzazione del viaggio, il calcolo dei tempi per raggiungere il campo o, in questi mesi, il tampone da effettuare, e la volontà di non commettere altri errori durante i 90 minuti, come non comprendere gli umori delle squadre, sottovalutare la classifica o non individuare fin da subito i leader delle squadre, giocatori non necessariamente coincidenti con i capitani presenti in distinta.

Le prime cose da fare saranno quindi le più banali, ma proprio per questo da non prendere sottogamba. Un buon arbitro salverà quindi immediatamente i numeri degli assistenti, li contatterà e si organizzerà con loro per il viaggio.

Sorge poi la necessità di studiare a fondo le squadre, e a tal fine è fondamentale cercare più informazioni possibili, dai colleghi in sezione per gli arbitri più giovani fino alle pagine dei social network delle società, dove spesso si ha la possibilità di trovare le repliche delle loro ultime partite, uno strumento fondamentale per comprenderne i comportamenti, i movimenti e l’eventuale presenza di possibili criticità. Può essere molto diverso relazionarsi con una squadra che cerca il bel gioco piuttosto che con una che è più tendente ad approcciarsi alla partita in maniera più fallosa ed anche antisportiva.

Un altro aspetto non meno importante è lo studio di se stessi. È infatti fondamentale tenere in considerazione quanto ci è stato detto dall’ultimo osservatore, tanto gli errori che sono pertanto da eliminare, quanto ciò che si è fatto bene, poiché sarà importante continuare in quella maniera, per evitare che vada perso, anche ripetendoselo più e più volte nei giorni precedenti, in modo che il messaggio sia ben radicato nella mente.

Francesco ha poi concluso con un concetto che a prima vista può sembrare diametralmente opposto a quanto detto finora, ma anche altamente ad effetto, ovvero che, alla fine, in campo si arbitra di pancia. Questo perché è impossibile poter prevedere quanto effettivamente accadrà durante la partita, e pensare troppo ai preconcetti fissati durante la preparazione della gara può essere dannoso. È sicuramente necessario svolgerlo, ma al contempo non pensare che tutto andrà come abbiamo pensato, a meno che non si abbia a disposizione una sfera magica. Se qualcuno ne dispone, non sarebbe una cattiva idea condividerla ogni tanto anche col resto dei colleghi… Bisogna quindi scendere in campo con un unico obiettivo, che poi è quello che ci spinge ogni fine settimana, in tempi normali, a spostarci per tutta Italia per arbitrare: divertirsi.